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Lira Turca: motivi del crollo e come fare trading

Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con l’economia internazionale, si sarà accorto che, da un po’ di tempo a questa parte, si parla tanto del crollo della Lira Turca. A cosa è dovuto? Come è possibile sfruttarlo per fare trading? Nelle prossime righe, abbiamo cercato di rispondere a questa domanda.

Nella guida che puoi leggere qui sotto, ci sono infatti riferimenti sia al contesto che ha portato la moneta nazionale turca a perdere quota, sia ai broker, come per esempio Plus500, che permettono di fare trading speculando sul crollo della valuta.

Crollo Lira Turca: i principali motivi

Quando si ha a che fare con il crollo verticale del valore di una moneta, ci sono numerosi motivi. Questo vale anche nel caso del crollo della Lira Turca. Fornire un elenco completo delle cause vorrebbe dire scrivere un trattato. In queste righe, ci limiteremo quindi a riassumere cinque motivi che hanno un ruolo fondamentale in una situazione che sta preoccupando gli investitori e ingolosendo gli speculatori.

  1. La Turchia è un Paese in forte deficit.
  2. Lo Stato turco si contraddistingue per un’instabilità politica pluriennale.
  3. Il rapporto di indipendenza tra la banca centrale europea e il governo rende difficilissimo il controllo della politica monetaria.
  4. Il premier Erdogan accentra attorno alla sua figura, erodendo le peculiarità di uno Stato democratico.
  5. Gli investimenti dall’estero sono in netto calo.

Il quadro complessivo è davvero poco felice e, come dimostrano i punti appena elencati, questo comporta davvero poca fiducia da parte degli investitori internazionali. Ad aggravare la situazione contribuisce il dato sulla crescita recente della Turchia, avvenuta grazie a notevoli erogazioni di credito.

Se si considera l’opinione di un’ampia fetta di popolazione turca, ci si rende conto che, nella maggior parte dei casi, la colpa di questa situazione è attribuita ai Paesi occidentali. Non si considera minimamente il fatto che, molti dei successi economici che la Turchia ha raggiunto in questi anni sono dovuti ad aiuti economici da parte di Paesi dell’Occidente.

La realtà è però ben diversa da quella di un Paese economicamente fiorente. La Turchia, infatti, è uno Stato dominato dalla dittatura, con al governo personalità che non sono minimamente interessate a quello che davvero è utile per il Paese e che utilizzano la religione come mezzo per spargere terrore.

Da citare è anche l’aumento dell’inflazione, così come il già ricordato calo degli investimenti stranieri. Di tutto questo, il partito AK del premier sembra non aver minima preoccupazione.

lira turca

Lira Turca analisi e storia

In situazioni di questo genere, per capire bene il presente è necessario dare uno sguardo al passato. Per questo motivo, nelle prossime righe parleremo un po’ della storia della Lira Turca. Iniziamo a ricordare che si tratta di un percorso che si divide in diverse fasi. La prima va dal 1923 al 2005. La seconda, invece, parte dall’anno appena citato per arrivare fino al panorama di stretta attualità.

Molto importante è ricordare anche che, nel corso dei suoi decenni di storia, la valuta nazionale della Turchia è stata ancorata in ottica di pegging valutario a franco francese, sterlina britannica, dollaro USA. La politica appena citata del pegging prevede che il tasso di cambio di una singola Banca Centrale sia legato alla valuta di un altro Stato.

Nel caso specifico della Lira Turca, indicata anche con il codice TRY, si parla ormai di una delle valute nazionali più deboli al mondo. In seguito a un periodo di forte inflazione, nel 2005 è iniziata una rivalutazione e, con lei, la seconda fase storica della valute della Turchia. Sempre attorno al 2005, sono state poste in essere diverse riforme economiche. Prima di tutto, sono state privatizzate diverse imprese statali, come per esempio società di telecomunicazioni e raffinerie petrolifere. La Banca Centrale della Turchia ha inoltre messo in primo piano una politica monetaria a dir poco restrittiva, avente l’obiettivo primario di limitare le spese statali.

Il quadro precedente a queste riforme aveva visto la Turchia fare un forte affidamento sugli aiuti economici di altri Paesi. Per diverso tempo, non a caso, l’80% del PIL turco derivava da debito estero.

Previsioni Lira Turca 2018: vale la pena investire?

Apriamo a questo punto il capitolo dedicato a chi sta pensando di investire nella Lira Turca. Ricordiamo innanzitutto che, negli ultimi 10 anni, l’andamento di questa valuta è stato molto negativo. Tenendo fermo questo aspetto, quanto conviene puntare sulla Lira Turca? Per rispondere in maniera completa a questa domanda, dobbiamo ricordare che si parla in ogni caso di un asset estremamente volatile.

Molto utile per comprendere il quadro è parlare un po’ delle peculiarità della Turchia, un Paese molto esteso che, negli ultimi 10 anni, ha visto un amento notevole della popolazione. Tra il 2007 e il 2017, nello specifico, è cresciuta di circa 10 milioni di individui. Questo ha comportato diverse conseguenze. In primo luogo, è da ricordare l’aumento della domanda e, di conseguenza, quello della produzione. Nonostante questo quadro di indubbio interesse, la Turchia rimane un Paese caratterizzato da un notevole deficit.

Dopo la crisi del 2008, l’economia turca ha concretizzato delle performance abbastanza positive, con una crescita del PIL che, per diverso tempo, si è collocata tra i 3 e i 5 punti percentuali annui. A perturbare questo equilibrio ci ha pensato, nel 2016, il fallito tentativo di colpo di Stato contro il Presidente.

Il quadro di incertezza politica permanente impedisce agli investimenti esteri di vedere una crescita sufficiente. Nonostante questo, si può comunque parlare di alcune situazioni particolarmente positive, come per esempio quella del turismo. La Turchia, infatti, è una destinazione turistica molto importante per diversi target.

Quello alto spendente, negli ultimi anni, ha potuto usufruire di ammodernamenti molto importanti soprattutto nelle località portuali. Ribadiamo però che, nonostante questo quadro positivo, rimane ferma una situazione politica che non attrae capitali esteri e che ha contribuito a un calo del 30% del valore della moneta nazionale rispetto al dollaro.

A questo punto ti starai chiedendo fino a che punto valga la pena fare trading sulla Lira Turca. Vista la volatilità dell’asset, la soluzione migliore è senza dubbio il ricorso ai CFD (Contract for Difference). Questi strumenti derivati consentono di operare replicando l’andamento dell’asset, senza bisogno di acquistarlo e con la possibilità di guadagnare dalle sue variazioni di prezzo.

Ciò significa che è possibile trarre profitto anche quando perde quota. Quello che conta, infatti, è indovinare l’andamento e aprire la posizione giusta tra long e short. I CFD, caratterizzati dallo spread come unico onere economico, possono essere utilizzati su diversi  broker, come per esempio 24options o 24 options.

 

Per operare bisogna scegliere l’opzione Forex e, se si pensa che la Lira Turca continuerà a perdere quota rispetto al dollaro, aprire una posizione di acquisto. Se invece si pensa che possa riprendersi, bisogna considerare l’opzione di vendita, ossia la posizione short. Plus500 è un broker tra i più sicuri. Dotato di licenza Cysec e autorizzazione da parte della Consob, consente di operare su altri asset (p.e. le criptovalute) e di iniziare a fare trading con un conto demo.

In questo modo, è possibile impratichirsi con le caratteristiche della piattaforma e dell’asset senza bisogno di mettere a rischio il capitale. Illimitato e gratuito, il conto demo di 24options – ma anche di qualsiasi altro broker – non deve essere considerato un’opzione perenne. Dopo un paio d’ore di prova è infatti il caso di aprire il conto con denaro reale. In questo caso, è sufficiente un deposito di 250 euro, che può essere effettuato con carta di credito/debito VISA o Mastercard, ma anche con portafogli elettronici come Paypal e Skrill.